La tricotillomania è una condizione psichiatrica cronica caratterizzata dal ricorrente impulso a strapparsi capelli e/o peli da una o più aree del corpo con conseguente perdita di capelli e/o peli e/o diradamento (Woods & Houghton, 2014). Nel DSM IV, la tricotilllomania era classificata come un disturbo del controllo degli impulsi; oggi tale condizione è inserita nel DSM 5, nella categoria Disturbo Ossessivo-Compulsivo e Disturbi Correlati. I criteri diagnostici per la diagnosi di tricotillomania proposti dal DSM5 sono i seguenti:
A. Strapparsi ricorrentemente i propri capelli, con conseguente perdita degli stessi;
B. Ripetuti tentativi di ridurre o interrompere tale comportamento;
C. Tirarsi i capelli causa disagio clinicamente significativo o compromissione dell’area sociale, lavorativa o di altre aree importanti del funzionamento;
D. Strapparsi i capelli o la perdita dei capelli non è attribuibile ad un’altra condizione medica;
E. Strapparsi i capelli non è meglio spiegato da i sintomi di un altro disturbo mentale (APA 2013).
A causa delle implicazioni sociali spesso il disturbo non è dichiarato da parte dei malati ed è quindi difficile prevederne la prevalenza, stimata tra lo 0,6% ed il 4,0% della popolazione mondiale con un rapporto maschi e femmine di circa 1:7, 1:10 a svantaggio di queste ultime. Questo vale in particolar modo per i soggetti adolescenti e adulti, mentre per i bambini il trend sembra invertirsi, con una maggiore prevalenza nei maschi rispetto alle femmine.
Esistono due sottotipi di tricotillomania:
Automatico: l’episodio di pulling ha luogo quando il soggetto è impegnato a fare altro (guardare la televisione, leggere etc). Questa tipologia colpisce il 75% dei pazienti;
Focalizzato: i pensieri occupano l’attenzione del soggetto e il pulling avviene in risposta ad un sentimento di urgenza (ad es. ridurre la tensione), ad un impulso o ad uno stato emotivo negativo. (Shoenfeld 2012).
Il trattamento più efficace per la tricotillomania è la terapia cognitivo comportamentale che propone per il trattamento della tricotillomania diversi interventi tra i quali il più diffuso è l’Habit Reversal Training (HRT); le tecniche ACT, insieme alle tecniche DBT, possono ampliare il raggio di azione terapeutico, aiutando il paziente a sviluppare una visione diversa delle proprie esperienze interne, ovviando alla necessità di evitarle, flessibilizzando il sistema e indirizzandolo verso l’accettazione, le abilità di mindfulness e l’azione impegnata verso ambiti funzionali di vita (Woods, Wetterneck & Flessner, 2006).
Le persone con tricotillomania si vergognano del loro problema e spesso cercano di nascondere i loro sintomi, per questo motivo la condizione è spesso mal diagnosticata o sottodiagnosticata.

NOTA BIBLIOGRAFICA
American Psychiatric Association (2013). Diagnostic and Statistical Manual of mental disorders (DSM-5). Arlington, VA: American Psychiatric Publishing.

Flessner, C. A., Woods, D. W., Franklin, M. E., Cashin, S. E., Keuthen, N. J., & Board, T. L. C. S. A. (2008). The Milwaukee inventory for subtypes of trichotillomania-adult version (MIST-A): development of an instrument for the assessment of “focused” and “automatic” hair pulling. Journal of Psychopathology and Behavioral Assessment, 30(1), 20-30.

Shoenfeld, N., Rosenberg, O., Kotler, M., & Dannon, P. N. (2012). Tricotillomania: pathopsychology theories and treatment possibilities. The Israel Medical Association journal: IMAJ, 14(2), 125-129.

Woods, D. W., Wetterneck, C. T., & Flessner, C. A. (2006). A controlled evaluation of acceptance and commitment therapy plus habit reversal for trichotillomania. Behaviour research and therapy, 44(5), 639-656.

Woods, D. W., & Houghton, D. C. (2014). Diagnosis, evaluation, and management of trichotillomania. Psychiatric Clinics of North America, 37(3), 301-317.